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VISITE
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Da
Palermo si sale verso Monreale percorrendo una strada
fortemente caratterizzata dalla presenza di esedre,
fontane e "vasotti". Al primo tornante,
dopo la Rocca, è la Fontana del Pescatore
(1768) con putti e delfini. A metà della
lunga rampa è la Fontana del Drago (1767)
di Ignazio Marabutti. Monreale, distante dal centro
del capoluogo circa 8 km, è adagiata alle
pendici del monte Caputo a m. 300 sul mare. La cittadina
si formò nel basso medioevo attorno all'antica
abbazia benedettina ed al monumentale duomo. È,
da tempo assai remoto, sede arcivescovile. Tra il
'600 ed il '700 si moltiplicarono gli istituti e
gli edifici religiosi attorno ai quali si modellò
l'attuale struttura urbana. |
IL
DUOMO
Ha la facciata principale sulla piazza Guglielmo
II ma vi si accede abitualmente dal portico disposto
sul lato settentrionale, nella piazza V. Emanuele.
Sorse in breve tempo, tra il 1174 e il 1176, per
volontà del re Guglielmo II, ad opera di
architetti e maestranze musulmane e subito consegnata
ai monaci benedettini di Cava. Le porte bronzee
sono opera di Bonanno Pisano (quella principale)
e di Barisano da Trani rispettivamente del 1186
e 1179. L'interno del monumentale tempio è
basilicale a croce latina. E raggiunge la lunghezza
di 102 metri. Le navate sono separate da due file
di gigantesche colonne di granito, tranne la prima
di destra che è di cipollino. L'addobbo musivo,
di ineguagliabile valore estetico, riveste all'interno
tutte le pareti e si estende per una superficie
di 6340 mq. Le decorazioni traggono spunto da episodi
dell'Antico Testamento e da episodi evangelici.
La chiesa ha un soffitto ligneo a capriate policrome,
riprodotto nel 1816-37 su quello originale distrutto
nell'incendio del 1811. Il pavimento marmoreo, con
decorazioni geometriche, è in parte originale
ed in parte del 1559. L'altare maggiore è
opera di Luigi Valadier (eseguito a Roma nel 1771).
Tra le altre opere, all'interno, è la cappella
di S. Benedetto con pregevoli rilievi marmorei alle
pareti, di Giovanni Marino (1728), e sull'altare,
di Ignazio Marabitti (1760). Al "tesoro"
si accede dalla cappella del Crocifisso, stupendo
squarcio di fastosa arte barocca. |
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IL
CHIOSTRO
Coeva e legata al resto del complesso è l'antica
Abbazia Benedettina che, andata in rovina, fu in
gran parte sostituita
dal nuovo convento e si sviluppa attorno al celeberrimo
chiostro. In esso è straordinaria la cadenza
ritmica delle arcate con tarsie musive e rilievi
di raffinato gusto; singolare la fontana angolare
a guisa di palmizio. I capitelli abbinati costituiscono
una vera e propria antologia scultore con soggetti
sacri che si mischiano a quelli secolari, ai motivi
animaleschi e vegetali di invenzione fantastica.
Ai quattro angoli gruppi di quattro colonne con
tralci e figure. |
IL
BAROCCO
Ricchissima la presenza nel tessuto urbano di chiese,
conventi, ospizi, collegi, etc, edificati tra i
secoli XVI ed il XVIII. Tra le opere più
rilevanti il palazzo Comunale, che custodisce, nella
sala del Consiglio, una Adorazione dei pastori di
Mattia Stomer ed una Madonna con San Francesco e
San Giuseppe di Antonello Gagini; la chiesa della
Collegiata con dipinti di Marco Benefial e di Mattia
Stomer ed il Crocifisso ligneo al quale è
dedicata la suggestiva processione del 3 maggio;
la chiesa della Madonna delle Croci che si affaccia
dalle pendici del monte Caputo sulla cittadina normanna;
la chiesa di San Castrenze, ornata da seguaci di
Giacomo Serpotta, che conserva, sopra l'altare maggiore,
una Madonna del Popolo di P. A. Novelli (1602). |
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| ESCURSIONI |
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PALERMO
Metropoli mediterranea, con il suo immenso patri-monio
artistico (al quale non si fa riferimento data la
sua estesa ricchezza), l'armonia incantevole del-la
natura che la circonda, la suggestiva bellezza delle
sue coste, è meta obbligata ed ambita del
tu-rismo internazionale.
Utilizzando i link, inclusi nell'apposita sezione
di questo sito, potrete ottenere tutte le informazioni
sui monumenti e gli itinerari di visita. |
SAN
MARTINO DELLE SCALE
A 507 m. sul mare, si raggiunge da Monreale in dieci
minuti percorrendo la strada panoramica. Vi ha sede
l'Abbazia Benedettina con il vecchio Convento, fondato
da Gregorio Magno, la cui storia è densa
di avvenimenti. La chiesa, edificata nella seconda
metà del XVI secolo, contiene il coro ligneo
(1591-1597) opera di Benvenuto Tortelli da Brescia
e l'organo del celebre artefice Raniero La Valle
(fine secolo XVI). Numerosi pregevoli dipinti dello
Zoppo di Ganci, di G. Borremans, Giuseppe Ribera,
Pampillonia, P. Novelli ed un ciclo di De Matteis.
Nel convento è conservato il gruppo marmoreo
di S. Martino a cavallo, opera di I. Marabitti,
e, nel refettorio, un affresco di P. Novelli. Sotto
il campanile è la fontana Oreto, anch'essa
opera di Marabitti. |
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MONDELLO
Adagiata nella baia, tra il monte Pellegrino e il
monte Gallo, è il più importante centro
balneare della regione. Mondello si fa notare soprattutto
per la sua bellezza naturalistica. Il mare che la
bagna ha colori unici e dei fondali ricchi di una
vegetazione splendida e di antri sottomarini e scogli
affascinanti.
Offre una rete fittissima di bar, ristoranti e locali
di svago. |
PIANA
DEGLI ALBANESI
(Hora e Arbëreshëvet), piccola cittadina
di 6200 abitanti a 23 km da Palermo, sorge alle
falde del Monte Pizzuta e guarda una suggestiva
vallata dominata dalla presenza dell'omonimo lago
sorto dallo sbarramento artificiale di uno dei rami
da cui origina il fiume Belice. La fondazione di
Piana degli Albanesi risale alla fine del XV secolo
quando in seguito alla invasione della penisola
balcanica da parte dei turchi ottomani, numerosi
gruppi di profughi albanesi cercarono rifugio nelle
vicine coste dell'Italia meridionale. La data di
fondazione è il 30 agosto 1488. Ancora oggi,
dopo cinque secoli, questa comunità ha mantenuto
la propria identità etnico-linguistica e
religiosa, pur partecipando attivamente alle vicende
storiche siciliane e nazionali. Gli abitanti si
chiamano Pianesi. |
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PORTELLA
DELLE GINESTRE
Località siciliana (Palermo) nella quale
il 1° maggio 1947 la banda di Salvatore Giuliano,
su incarico della mafia, perpetrò una strage
di braccianti riuniti pacificamente con i familiari
per la festa dei lavoratori, pochi giorni dopo le
elezioni regionali che avevano visto il successo
del Blocco del popolo.
I morti furono undici e i feriti sessantacinque. |
FICUZZA
è una località che si sviluppa a
682 metri sul livello del mare e che rientra nella
provincia palermitana. Il sito si ricorda soprattutto
per l'ottocentesco "Casino di Caccia"
voluto dal re Ferdinando III, un palazzo reale
dalle non eccessive dimensioni costituito da una
struttura esterna molto sobria ed elegante sovrastata
dallo stemma dei Borbone. L'edificio è
arricchito dalla presenza di una piazza delimitata
ai lati da degli edifici adibiti agli ambienti
di servizio. La bellezza della località
è costituita non solo dalle strutture appena
citate, ma anche da alcune località dall'alto
valore naturalistico e paesaggistico. In effetti,
il sito si trova nelle vicinanze della Rocca Basumba,
un rilievo dalle pareti calcaree che si eleva
fino a 1.613 metri, e del Bosco della Ficuzza,
uno dei polmoni verdi della Sicilia. La bellezza
naturalistica della località è valorizzata
anche dalla vicinanza con il "Gorgo del Drago",
un'oasi verde dove si ha la possibilita' d'ammirare
il Fiume Frattina.
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LA
ZONA ARCHEOLOGICA DEL MONTE JATO
Adagiata sul versante meridionale del monte Jato,
la cittadina presenta una splendida posizione panoramica
che spazia su tutta la vallata sottostante. Percorrendo
un sentiero distante tre chilometri dal paese si
giunge in cima al monte in cui si trova l'area archeologica
del Monte Jato. In essa si trovano i ruderi dell'antica
cittadina elima, caratterizzata dalla compresenza
di solide mura di fattura greco-romana, con pietre
rigorosamente tagliate e sistemate, e di precarie
mura di epoca medioevale erette come rifugio momentaneo.
Nell'area archeologica sono state rinvenute diverse
strutture appartenenti a varie epoche storiche fra
le quali ricordiamo: l'Agorà, il Teatro,
il Tempio di Afrodite e la Casa a peristilio. |
CALATAFIMI
dista 69 Km. da Palermo e 38 Km. da Trapani alla
cui provincia appartiene. Il comune conta 7.379
abitanti e ha una superficie di 15.475 ettari.
Sorge in una zona collinare interna, posta a 300
metri sopra il livello del mare.
La città sorta nel XII secolo in età
araba (Kalat-al-Fimi) attorno al castello di Eufemio,
roccaforte bizantina. Nel secolo XIV consolida
il suo ruolo stra-tegico quando gli Aragonesi
riedificano il castello e cingono di mura l'abitato.
La città è legata alla battaglia
contro i Borbonici vinta da Garibaldi durante
l'avanzata dei Mille verso la capitale (15 maggio
1860), che fu decisiva per l'impresa in Sicilia
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SEGESTA
Situato in spendida posizione, tra dolci colline
dai colori ocra e rosso bruno che formano un piacevole
contrasto con le infinite tonalità di verde,
il Parco Archeologico è dominato dalla mole
dell'elegante tempio dorico. L'antica Segesta, fondata
probabilmente dagli Elimi, come Erice, diviene ben
presto una delle principali città del bacino
mediterraneo di influenza ellenistica e, nel V sec.
è la più grande rivale di Selinunte.
Per difendersi da quest'ultima, fa appello, nel
415 a.C. agli Ateniesi, che vengono però
sconfitti da Siracusa, alleata di Selinunte. Nel
409 a.C.sollecita allora l'aiuto dei Cartaginesi
che, giunti in Sicilia, annientano Selinunte ed
Himera. Segesta viene a sua volta distrutta dal
siracusano Agatocle nel 307 a.C, e rinasce con i
Romani. Non si conoscono invece le sorti della città
nel periodo successivo, anche se si suppone una
sua istruzione da parte dei Vandali, il luogo continua
ad essere abitato nel Medioevo come attestano i
resti del Castello Normanno ed una piccola basilica
triabsidata (poi abbandonata e ricostruita come
eremo nel XV sec.), situati ove si trovava la zona
nord dell'antica Acropoli. Quest'ultima sorgeva
in due zone divise da una sella. La zona sud-est
era residenziale, mentre quella a nord ospitava
gli edifici pubblici, tra cui il teatro. |
ERICE
Un sito di una bellezza indimenticabile caratterizza
Erice, antica città fenicia e greca, arroccata
a 751 m di altezza sul monte che porta lo stesso
nome, coronato da no altopiano di forma triangolare
a terrazza sul mare. Difesa da bastioni e mura,
la città è un labirinto di stradine
acciottolate e di varchi così stretti da
permettere il pasaggio di un solo uomo. Le case,
serrate le une alle altre, hanno graziosi e curati
cortili interni, difesi e protetti dalla vista
dei passanti in modo che la vita familiare si
svolga nella più completa intimità.
Nell'antichità, Erice era nota per il suo
tempio ove i Fenici adoravano Astarte, i Greci
Afrodite ed i Romani Venere. Il monte Eryx serviva
da punto di riferimento per i navigatori dei quali
Venere divenne ben presto la protettrice. La notte,
un grande fuoco acceso nell'area sacra fungeva
da faro. La fama di Venere Ericina divenne tale
che le venne dedicato un tempio anche a Roma ed
il suo culto si diffuse in tutto il Mediterraneo.
Erice ha due volti: quello solare e luminoso delle
calde giornate estive, quando la luce inonda le
stradine e stupendi panorami si aprono sulla vallata
e sul mare, e quello delle giornate invernali
quando, avvolta nelle nuvole, la cittadina sembra
ricongiungersi alle sue radici mitiche e dona
al viaggiatore la sensazione di essere giunto
in un luogo fuori dal tempo e dalla realtà.
L'atmosfera medievale, l'aria fresca, le belle
pinete che la circondano, la tranquillità
che vi regna e l'artigianato locale la rendono
una delle mete privilegiate dai turisti.
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