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Situata a sud-ovest di
Palermo dalla quale dista circa quattro chilometri, Monreale sorge
sulle pendici del monte Caputo, a 300 metri sul livello del mare, da
dove domina la valle del fiume Oreto, la Conca d'Oro. Lo sviluppo
del centro trae origine dalla costruzione sulle falde del monte di
un'importante abbazia benedettina, sorta per volere di Guglielmo II
nella seconda metà del 1100. L'imponente complesso monumentale
costituito in origine da un convento, dal Palazzo Reale e dallo
splendido Duomo di Santa Maria La Nova -originale esempio di arte
araba-normanna- fu fondato con precisi scopi politici: ostacolare lo
strapotere dell'Arcivescovado di Palermo e controllare la
popolazione musulmana delle zone interne, che si opponeva al
processo di cristianizzazione imposto dai normanni. La sua
strategica posizione geografica consentiva inoltre il controllo
delle valli circostanti la città di Palermo e delle vie d'accesso
dal mare all'intero territorio palermitano. Per consentirne
l'autonomia economica, il potere regio dotò il centro religioso di
ingenti ricchezze e di un territorio di circa 1000 Kmq. Per secoli
la chiesa costituì uno "stato nello stato". Questo modello di
organizzazione politica influenzò indubbiamente anche quella sociale
e lo sviluppo della stessa struttura urbana. La maggioranza della
popolazione era costituita da vassalli della chiesa, da funzionari e
contadini, i quali coltivavano piccolissimi lotti di terra; la
totalità della vita culturale e politica ruotava attorno al
complesso monumentale. Dal punto di vista urbanistico il dominio
economico e politico della chiesa è leggibile nell'assenza di
complessi edilizi di rilievo, se si escludono quelli di proprietÃ
dell'Arcivescovado. Attorno a quest'ultimo nel XII secolo si
svilupparono i primissimi nuclei abitativi: ad ovest il quartiere
Pozzillo e ad est quello della Ciambra, dove risiedevano gli addetti
al servizio del re. Nei secoli successivi il nucleo originario
continua ad ampliarsi ad occidente con i quartieri Carrubella, S.
Vito e Tavola Rotonda, ma è solo nel '500 che la città conosce un
vero e proprio sviluppo edilizio. In questo secolo l'attuale via
Novelli diviene il principale asse viario e segna la direttrice
della futura espansione urbanistica. Tra la fine del '500 e gli
inizi del '600 sorge ad occidente il quartiere del Carmine, che si
differenzia da quelli preesistenti per la geometria dell' impianto.
Tra il XVII e il XVIII secolo Monreale assume definitivamente la
conformazione a fuso allungato, con un asse viario centrale
all'impianto urbano. I quartieri Ciambra, Pozzillo, S. Vito,
Carrubella, Tavola Rotonda e Carmine -che costituiscono l'attuale
centro storico- hanno mantenuto in gran parte le loro principali
caratteristiche originarie. Il quartiere Ciambra è ancora oggi una
terrazza naturale sulla Conca d'Oro, con viuzze strette interrotte
da piccoli larghi. Le strade non seguono un tracciato lineare, ma si
sviluppano tra gli isolati di case disegnando un tessuto urbano
irregolare. La tipologia edilizia dominante risente dell'influenza
araba: ampi cortili, dove le unità familiari hanno un loro spazio
privato; piccoli larghi che funzionano come spazi sociali,
comunitari e di relazione in senso stretto. Fino ad alcuni decenni
fa erano intensamente vissuti dalla comunità come una sorta di
ideale prolungamento dell'ambiente privato e domestico. Oggi questa
dimensione appare notevolmente ridimensionata. Il quartiere Pozzillo
invece sorge a ridosso delle falde del monte Caputo ed è
attraversato interamente da scalinate che si arrampicano sulle
pendici del monte. L'isolamento dal traffico cittadino ha favorito
la sopravvivenza dei ritmi di vita tipici dei vicoli, che
contribuiscono a mantenere vivo il senso di appartenenza della
comunità al quartiere. La struttura sociale si è mantenuta fino ad
oggi integra; |
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Da Palermo si
sale verso Monreale percorrendo una strada fortemente caratterizzata
dalla presenza di esedre, fontane e "vasotti". Al primo tornante,
dopo la Rocca, è la Fontana del Pescatore (1768) con putti e
delfini. A metà della lunga rampa è la Fontana del Drago (1767) di
Ignazio Marabutti. Monreale, distante dal centro del capoluogo circa
8 km, è adagiata alle pendici del monte Caputo a m. 300 sul mare. La
cittadina si formò nel basso medioevo attorno all'antica abbazia
benedettina ed al monumentale duomo. È, da tempo assai remoto, sede
arcivescovile. Tra il '600 ed il '700 si moltiplicarono gli istituti
e gli edifici religiosi attorno ai quali si modellò l'attuale
struttura urbana. |
IL DUOMO
Ha la facciata principale sulla piazza Guglielmo II ma vi si accede
abitualmente dal portico disposto sul lato settentrionale, nella
piazza V. Emanuele. Sorse in breve tempo, tra il 1174 e il 1176, per
volontà del re Guglielmo II, ad opera di architetti e maestranze
musulmane e subito consegnata ai monaci benedettini di Cava. Le
porte bronzee sono opera di Bonanno Pisano (quella
principale) e di Barisano da Trani rispettivamente del 1186 e
1179. L'interno del monumentale tempio è basilicale a croce latina.
E raggiunge la lunghezza di 102 metri. Le navate sono separate da
due file di gigantesche colonne di granito, tranne la prima di
destra che è di cipollino. L'addobbo musivo, di
ineguagliabile valore estetico, riveste all'interno tutte le pareti
e si estende per una superficie di 6340 mq. Le decorazioni traggono
spunto da episodi dell'Antico Testamento e da episodi evangelici. La
chiesa ha un soffitto ligneo a capriate policrome, riprodotto nel
1816-37 su quello originale distrutto nell'incendio del 1811. Il
pavimento marmoreo, con decorazioni geometriche, è in parte
originale ed in parte del 1559. L'altare maggiore è opera di
Luigi Valadier (eseguito a Roma nel 1771). Tra le altre
opere, all'interno, è la cappella di S. Benedetto con
pregevoli rilievi marmorei alle pareti, di Giovanni Marino
(1728), e sull'altare, di Ignazio Marabitti (1760). Al
"tesoro" si accede dalla cappella del Crocifisso, stupendo
squarcio di fastosa arte barocca. |

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IL CHIOSTRO
Coeva e legata al resto del complesso è l'antica Abbazia
Benedettina che, andata in rovina, fu in gran parte sostituita
dal nuovo convento e si sviluppa attorno al celeberrimo chiostro. In
esso è straordinaria la cadenza ritmica delle arcate con tarsie
musive e rilievi di raffinato gusto; singolare la fontana angolare a
guisa di palmizio. I capitelli abbinati costituiscono una
vera e propria antologia scultore con soggetti sacri che si
mischiano a quelli secolari, ai motivi animaleschi e vegetali di
invenzione fantastica. Ai quattro angoli gruppi di quattro colonne
con tralci e figure. |
IL BAROCCO
Ricchissima la presenza nel tessuto urbano di chiese, conventi,
ospizi, collegi, etc, edificati tra i secoli XVI ed il XVIII. Tra le
opere più rilevanti il palazzo Comunale, che custodisce,
nella sala del Consiglio, una Adorazione dei pastori di
Mattia Stomer ed una Madonna con San Francesco e San Giuseppe
di Antonello Gagini; la chiesa della Collegiata con
dipinti di Marco Benefial e di Mattia Stomer ed il
Crocifisso ligneo al quale è dedicata la suggestiva processione
del 3 maggio; la chiesa della Madonna delle Croci che si
affaccia dalle pendici del monte Caputo sulla cittadina normanna; la
chiesa di San Castrenze, ornata da seguaci di Giacomo
Serpotta, che conserva, sopra l'altare maggiore, una Madonna
del Popolo di P. A. Novelli (1602). |
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ESCURSIONI |
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PALERMO
Metropoli mediterranea, con il suo immenso patrimonio artistico (al
quale non si fa riferimento data la sua estesa ricchezza), l'armonia
incantevole della natura che la circonda, la suggestiva bellezza
delle sue coste, è meta obbligata ed ambita del turismo
internazionale.
Utilizzando i link, inclusi nell'apposita sezione di questo sito,
potrete ottenere tutte le informazioni sui monumenti e gli itinerari
di visita. |
SAN MARTINO DELLE SCALE
A 507 m. sul mare, si raggiunge da Monreale in dieci minuti
percorrendo la strada panoramica. Vi ha sede l'Abbazia
Benedettina con il vecchio Convento, fondato da
Gregorio Magno, la cui storia è densa di avvenimenti. La
chiesa, edificata nella seconda metà del XVI secolo, contiene il
coro ligneo (1591-1597) opera di Benvenuto Tortelli da
Brescia e l'organo del celebre artefice Raniero La Valle
(fine secolo XVI). Numerosi pregevoli dipinti dello Zoppo di
Ganci, di G. Borremans, Giuseppe Ribera,
Pampillonia, P. Novelli ed un ciclo di De Matteis. Nel
convento è conservato il gruppo marmoreo di S. Martino a cavallo,
opera di I. Marabitti, e, nel refettorio, un affresco di
P. Novelli. Sotto il campanile è la fontana Oreto,
anch'essa opera di Marabitti |
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MONDELLO
Adagiata nella baia, tra il monte Pellegrino e il monte Gallo, è il
più importante centro balneare della regione. Mondello si fa notare
soprattutto per la sua bellezza naturalistica. Il mare che la bagna
ha colori unici e dei fondali ricchi di una vegetazione splendida e
di antri sottomarini e scogli affascinanti.
Offre una rete fittissima di bar, ristoranti e locali di svago.
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PIANA DEGLI ALBANESI
(Hora e Arbëreshëvet), piccola cittadina di 6200 abitanti a 23 km da
Palermo, sorge alle falde del Monte Pizzuta e guarda una suggestiva
vallata dominata dalla presenza dell'omonimo lago sorto dallo
sbarramento artificiale di uno dei rami da cui origina il fiume
Belice. La fondazione di Piana degli Albanesi risale alla fine del
XV secolo quando in seguito alla invasione della penisola balcanica
da parte dei turchi ottomani, numerosi gruppi di profughi albanesi
cercarono rifugio nelle vicine coste dell'Italia meridionale. La
data di fondazione è il 30 agosto 1488. Ancora oggi, dopo cinque
secoli, questa comunità ha mantenuto la propria identitÃ
etnico-linguistica e religiosa, pur partecipando attivamente alle
vicende storiche siciliane e nazionali. Gli abitanti si chiamano
Pianesi. |
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PORTELLA DELLE GINESTRE
Località siciliana (Palermo) nella quale il 1° maggio 1947 la banda
di Salvatore Giuliano, su incarico della mafia, perpetrò una
strage di braccianti riuniti pacificamente con i familiari per la
festa dei lavoratori, pochi giorni dopo le elezioni regionali che
avevano visto il successo del Blocco del popolo.
I morti furono undici e i feriti sessantacinque |
FICUZZA
è una località che si sviluppa a 682 metri sul livello del mare e
che rientra nella provincia palermitana. Il sito si ricorda
soprattutto per l'ottocentesco "Casino di Caccia" voluto dal re
Ferdinando III, un palazzo reale dalle non eccessive dimensioni
costituito da una struttura esterna molto sobria ed elegante
sovrastata dallo stemma dei Borbone. L'edificio è arricchito dalla
presenza di una piazza delimitata ai lati da degli edifici adibiti
agli ambienti di servizio. La bellezza della località è costituita
non solo dalle strutture appena citate, ma anche da alcune localitÃ
dall'alto valore naturalistico e paesaggistico. In effetti, il sito
si trova nelle vicinanze della Rocca Basumba, un rilievo dalle
pareti calcaree che si eleva fino a 1.613 metri, e del Bosco della
Ficuzza, uno dei polmoni verdi della Sicilia. La bellezza
naturalistica della località è valorizzata anche dalla vicinanza con
il "Gorgo del Drago", un'oasi verde dove si ha la possibilita'
d'ammirare il Fiume Frattina. |
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LA ZONA ARCHEOLOGICA DEL MONTE JATO
Adagiata sul versante meridionale del monte Jato, la cittadina
presenta una splendida posizione panoramica che spazia su tutta la
vallata sottostante. Percorrendo un sentiero distante tre chilometri
dal paese si giunge in cima al monte in cui si trova l'area
archeologica del Monte Jato. In essa si trovano i ruderi dell'antica
cittadina elima, caratterizzata dalla compresenza di solide mura di
fattura greco-romana, con pietre rigorosamente tagliate e sistemate,
e di precarie mura di epoca medioevale erette come rifugio
momentaneo. Nell'area archeologica sono state rinvenute diverse
strutture appartenenti a varie epoche storiche fra le quali
ricordiamo: l'Agorà , il Teatro, il Tempio di Afrodite
e la Casa a peristilio. |
CALATAFIMI
dista 69 Km. da Palermo e 38 Km. da Trapani alla cui provincia
appartiene. Il comune conta 7.379 abitanti e ha una superficie di
15.475 ettari. Sorge in una zona collinare interna, posta a 300
metri sopra il livello del mare.
La città sorta nel XII secolo in età araba (Kalat-al-Fimi) attorno
al castello di Eufemio, roccaforte bizantina. Nel secolo XIV
consolida il suo ruolo strategico quando gli Aragonesi riedificano
il castello e cingono di mura l'abitato. La città è legata alla
battaglia contro i Borbonici vinta da Garibaldi durante
l'avanzata dei Mille verso la capitale (15 maggio 1860), che fu
decisiva per l'impresa in Sicilia |
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SEGESTA
Situato in spendida posizione, tra dolci colline dai colori ocra e
rosso bruno che formano un piacevole contrasto con le infinite
tonalità di verde, il Parco Archeologico è dominato dalla mole
dell'elegante tempio dorico. L'antica Segesta, fondata probabilmente
dagli Elimi, come Erice, diviene ben presto una delle principali
città del bacino mediterraneo di influenza ellenistica e, nel V sec.
è la più grande rivale di Selinunte. Per difendersi da quest'ultima,
fa appello, nel 415 a.C. agli Ateniesi, che vengono però sconfitti
da Siracusa, alleata di Selinunte. Nel 409 a.C.sollecita allora
l'aiuto dei Cartaginesi che, giunti in Sicilia, annientano Selinunte
ed Himera. Segesta viene a sua volta distrutta dal siracusano
Agatocle nel 307 a.C, e rinasce con i Romani. Non si conoscono
invece le sorti della città nel periodo successivo, anche se si
suppone una sua istruzione da parte dei Vandali, il luogo continua
ad essere abitato nel Medioevo come attestano i resti del Castello
Normanno ed una piccola basilica triabsidata (poi abbandonata e
ricostruita come eremo nel XV sec.), situati ove si trovava la zona
nord dell'antica Acropoli. Quest'ultima sorgeva in due zone divise
da una sella. La zona sud-est era residenziale, mentre quella a nord
ospitava gli edifici pubblici, tra cui il teatro. |
ERICE
Un sito di una bellezza indimenticabile caratterizza Erice, antica
città fenicia e greca, arroccata a 751 m di altezza sul monte che
porta lo stesso nome, coronato da no altopiano di forma triangolare
a terrazza sul mare. Difesa da bastioni e mura, la città è un
labirinto di stradine acciottolate e di varchi così stretti da
permettere il pasaggio di un solo uomo. Le case, serrate le une alle
altre, hanno graziosi e curati cortili interni, difesi e protetti
dalla vista dei passanti in modo che la vita familiare si svolga
nella più completa intimità . Nell'antichità , Erice era nota per il
suo tempio ove i Fenici adoravano Astarte, i Greci Afrodite ed i
Romani Venere. Il monte Eryx serviva da punto di riferimento per i
navigatori dei quali Venere divenne ben presto la protettrice. La
notte, un grande fuoco acceso nell'area sacra fungeva da faro. La
fama di Venere Ericina divenne tale che le venne dedicato un tempio
anche a Roma ed il suo culto si diffuse in tutto il Mediterraneo.
Erice ha due volti: quello solare e luminoso delle calde giornate
estive, quando la luce inonda le stradine e stupendi panorami si
aprono sulla vallata e sul mare, e quello delle giornate invernali
quando, avvolta nelle nuvole, la cittadina sembra ricongiungersi
alle sue radici mitiche e dona al viaggiatore la sensazione di
essere giunto in un luogo fuori dal tempo e dalla realtà .
L'atmosfera medievale, l'aria fresca, le belle pinete che la
circondano, la tranquillità che vi regna e l'artigianato locale la
rendono una delle mete privilegiate dai turisti. |
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