Quartiere Pozzillo

Notizie storiche

Nel 1174 su un pianoro a circa quattro miglia da Palermo, difeso alle spalle dal monte Caputo e dal monte Cuccio (da Put, Africa e Cuz, Arabia) sorge, nella straordinaria cornice del fertile agrumeto della Conca d’Oro, dove i re normanni hanno già innalzato le loro ricche dimore, l’armonica massa architettonica del complesso abbaziale di Santa Maria La Nuova. Essa si afferma come genesi dell’abitato vero e proprio di Monreale (dal latino Mons Regalis), il quale si sviluppa ad nord, con il quartiere del Pozzillo (sorto su di un preesistente casale arabo) e dietro le absidi dell’abbazia, con il quartiere Ciambra, dimora dei funzionari del re e dei maestri mosaicisti del real tempio, ove i suggestivi vicoli lastricati sono ravvivati dalla policromia vegetale degli affacci su strada. Conclusasi la tormentata vicenda dello scisma d’occidente, nel 1499 si inizia la costruzione ad ovest del monastero delle benedettine di S. Castrense che diviene polo attrattivo dell’urbanizzazione e della comunità sia sulla sfera spirituale che su quella materiale e del costume. Viene dunque costruita la Strada Ranni, il corso cittadino (oggi intitolato a Pietro Novelli, grande e poliedrico artista monrealese del ‘600) su cui si focalizza l’attenzione della cittadinanza e della reggenza del potere, anche con la costruzione di numerose opere monumentali. La città ormai era un Duomo espanso e quest’ultimo una città miniaturizzata; le sue navate erano le strade, le sue cappelle le chiese, i suoi altari le edicole votive. Nel 1623 l’arcivescovo Venero da inizio ad un grande piano  urbanistico volto a far fronte alla tremenda epidemia di peste che imperversava nell’intera isola: vengono costruite le singolari mura cittadine con i sei varchi per l’accesso alla città e il nuovo lazzaretto. I documenti narrano che la malattia fu debellata grazie alla processione delle sacre spoglie di Santa Rosalia, mentre il primo viaggiu’o Signuri (ossia processione al SS. Crocifisso, oggetto di una fervente devozione da parte dell’intera cittadinanza), permise, con il suo eccezionale mix di folclore e spiritualità, il miracolo delle ormai insperate piogge. Nel corso dello stesso secolo i nuovi edifici pubblici, sacri e profani, si moltiplicano a vista d’occhio, testimoniando con le sfarzose linee barocche la ricchezza della città.Durante il XVIII sec., devastata, soprattutto nel primo trentennio, da un’impressionante sequenza di calamità – carestie, terremoto, invasione di locuste – Monreale è comunque teatro di numerosi interventi di alto livello. Nella seconda metà dello stesso secolo l’arcivescovo Testa, instancabile mecenate, promuove talmente gli studi da far diventare il cinquecentesco seminario arcivescovile (dapprima medievale palazzo del re) centro culturale di altissimo livello e, secondo illustri studiosi, scuola dell'intera Sicilia. Inoltre viene in ristrutturata la cinquecentesca strada che collegava Monreale a Palermo; la cosiddetta strada-monumento risulta adesso splendidamente arricchita da piloni, vasotti e dalle candide sagome delle bellissime fontane del Marabitti, che si stagliano sulle verdi pendici del monte Caputo.Nell’ottocento, la stagione neoclassica nella città, già magistralmente avviata dal Marvuglia nel territorio, si prosegue con un intervento di grande spessore paesaggistico, la costruzione del santuario della Madonna delle Croci (che continua la sacralizzazione del monte Caputo) e si conclude con la realizzazione dell’imponente Albergo dei Poveri.Nel 1866 il governo della città da il via all’ambizioso progetto di “voler gareggiare con le altre più colte città dell’isola” e per tal fine nomina suo tecnico di fiducia G.B.F. Basile, il più illustre architetto dell’ottocento italiano. Nel 1938 con il riconoscimento ufficiale di Stazione Turistica del Regime, Monreale apre le porte ai milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo che d’allora, ogni anno, accorrono ad ammirare la Città dal Tempio d’Oro, arricchendo ancor di più la sua peculiarità di punto d’incontro e di connubio tra tutte le culture del Mediterraneo e non solo.

Le fontane
Percorrendo la strada che da Palermo sale verso Monreale, il visitatore rimane incantato alla vista delle meravigliose fontane dislocate lungo la strada-monumento, risalenti ai secoli XVII e XVIII e fatte commissionare dall’arcivescovo Testa. Tali fontane dell’illustre artista I. Marabitti sfruttano abilmente le caratteristiche del luogo creando effetti scenici molto suggestivi. Il tema portante è quello naturalistico: l’armonica combinazione dell’acqua, delle conchiglie e dei monti rimandano a concetti di abbondanza, fecondità e rigenerazione.Alla falde del Monte Caputo, su una collinetta sapientemente progettata da cui si può ammirare l’imponente mole del Duomo, si erge la Collegiata costruita nel 1546 ad opera dell’arcivescovo Venero. La chiesa, dedicata a Gesù Crocifisso e Salvatore, trova il punto focale nel suo gioiello d’arte e di fede, il Simulacro del S.S. Crocifisso proveniente da Gerusalemme, in legno di noce, onorato dai monrealesi ogni anno durante la festa del 3 Maggio, dove tradizioni, folclore e spiritualità trovano la loro massima esplosione. La chiesa ospita notevoli oli su tela del Borremans e stucchi del Serpotta. Un’altra importante opera d’arte è il grande pannello Maiolicato il più grande d’Europa, formato da 1500 mattonelle di ceramica maiolica policroma e raffigurante il Crocifisso che veglia su Monreale. Situata vicino la casa natale del poeta Antonio Veneziano, è collocata la Fontana del Pozzillo così chiamata per la sua forma, che ricorda un piccolo pozzo. Nella sua parte superiore v’è collocato lo stemma dei Torres. 
Casa di Antonio Veneziano
Situata nel cuore del quartiere della Pozzillo, nel 1543 vi nacque Antonio Veneziano grande poeta e umanista del 500. 
Chiesa di San Vito
Primo intervento di sacralizzazione del monte Caputo. Di origini normanne, probabilmente antecedente al Duomo, la chiesa ha subito attraverso i secoli diverse trasformazioni, testimoniate da numerosi segni. Di notevole valore sono le statue lignee, i dipinti a olio e gli arredi sacri che adornano il suo sontuoso interno neoclassico, dove si conservava anche un trittico in legno dorato raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Vito e Castrense databile intorno al 1460 e attualmente conservato presso la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis a Palermo.

 

Chiesa della Madonna dell’orto

Deliziosa chiesa in sobrio stile barocco eretta nel 1619 in un giardino dove, tradizione vuole, fu ritrovata un’immagine della Madonna dipinta su pietra. Nel 1680 venne completamente ristrutturata e il suo interno fu adornato di pregevoli stucchi, pitture e preziosi arredi sacri. Contribuirono all’arricchimento della chiesa vari artisti dell’epoca tra cui, il più importante Pietro Novelli a cui si attribuiscono l’Angelo Custode e Le Tre Sante Vergini.

 

Chiesa di San Castrenze

Viene fondata nel 1499 insieme al vasto (e ormai demolito) monastero delle benedettine, il quale diviene polo attrattivo per l’espansione urbana verso occidente e luogo privilegiato per lo svolgimento della grande fiera di Maggio. Ad unica nave con largo coro, viene restaurata e ingrandita dall’arcivescovo Venero nel 1626, dunque impreziosita da straordinari stucchi barocchi del Serpotta, i quali manomessi più volte nel corso dei secoli, stanno trovando nuova luce con le recenti opere di restauro. Al suo interno, inoltre, grandi tele di Antonio e Pietro Novelli, nonché un particolarissimo esempio di prezioso reliquario e un grande coro ligneo settecentesco di stupefacente fattura.

 

Ospedale di Santa Caterina

Si edifica nel 1646 su committenza arcivescovile. Con piccola chiesa annessa e ampio cortile interno presenta sulla Strada Ranni una facciata ad andamento sinusoidale notevole dal punto di vista compositivo. Recentemente sono iniziati i lavori di ristrutturazione dell’edificio.

 

Collegio di Maria

Iniziata nel 1724, si impone per la vastità dell’area che occupa, con un impianto quadrangolare a corte e duplice affaccio su strada: su via A. Veneziano presenta i caratteri dell’architettura manieristica, mentre sull’attuale piazzetta Vaglica la facciata presenta l’aspetto moderno donatogli dall’intervento di Basile, esteso a tutta la piazza dalla spazialità barocca.

 

Chiesa della SS. Trinità  

Ultimata nel 1763 e intitolata alla SS. Trinità ha impianto centrico ad ottagono quadrilobato. Risulta particolarmente suggestiva per il candore dorato della grande cupola la cui volta interna raffigura una stella ad otto punte.  

 

Chiesa di S. Giuseppe

Edificio sacro seicentesco ampliato e ristrutturato nel Settecento, quando assume l’attuale configurazione con impianto a croce greca , tre navate, cupola centrale e facciata a due ordini sovrapposti in chiaro stile barocco. 

 

Chiesa dell’Odigitria  

Edificata nel 1596 ad opera della Compagnia di S. Francesco D’Assisi,. La chiesa è dedicata alla Madonna dell’Odigitria, ovvero Colei che indica Cristo, unica via di salvezza . E’ decorata con stucchi del Serpotta e la sua volta fu affrescata da Pietro Novelli .

 

Chiesa degli Agonizzanti

Chiesa edificata alla fine del Quattrocento all’interno dell’antica cinta muraria. Particolare è la posizione del suo altare, infatti è il primo a non essere posizionato ad oriente. Utilizzata come cappella delle carceri nel XIV sec., (tutt’ora esiste l’adiacente torre delle carceri ), fu ingrandita nel 1698 e abbellita con decori del Serpotta.

 

Duomo

 “Simile opera non è stata fatta da nessun Re, dai tempi antichi, da indurre alla meraviglia tutti coloro che ne vengono a conoscenza”. Così nel 1183 Papa Lucio III scrive in un suo documento, quando ancora il Duomo era in costruzione. E dopo più di otto secoli,ancora oggi il visitatore stenta quasi a credere che quell’architettura esternamente così austera, possa all’interno ospitare un’atmosfera di indescrivibile misticismo e solennità che rapisce il visitatore in un estasi di stupore per l’incredibile bellezza profusa.

Colui che si accinge a varcare la bronzea porta del Paradiso di Bonanno Pisano (stupenda opera d’arte di grande pregio) ha la sensazione di entrare nel miracolo dell’oreficeria divina: 8000 mq circa di mosaico in oro zecchino che rappresentano tutto il Vecchio e il Nuovo Testamento, i quali si dispiegano nelle tre navate (divise da splendide colonne romane con capitelli di pregevolissima fattura che sorreggono arcate a sesto acuto di sapore arabeggiante) e nell’ iwan (quadrato) presbiteriale d’ascendenza greca, riecheggiando ancora nella splendida capriata lignea intagliata, scolpita, dipinta e fregiata in oro e nel pavimento musivo del presbiterio.

 Così come l’eccezionale chiarezza proporzionale delle linee architettoniche si racchiude concludendosi nell’abside centrale, una siffatta profusione aurea (seconda solo a Santa Sofia di Costantinopoli) culmina con logicità ineccepibile, di trasporto emotivo nel colossale Cristo Pantocratore che dall’alto del catino absidale abbraccia il visitatore nella sua apertura benedicente.

Numerosissime opere d’arte sacra di tutti i generi e le splendide cappelle (del SS. Crocifisso, di  S. Benedetto e di S. Castrenze) impreziosiscano ulteriormente questo magnifico tempio, che per la sua eccezionalità ha da sempre scritto meravigliose pagine della storia dell’arte medievale europea e che non per nulla si accinge ad esser dichiarato Patrimonio dell’Umanità.

 

Chiostro benedettino

Il Chiostro, il più completo  monumento della scultura romanica in Sicilia, struttura che vive di una fantasia lussureggiante e che seppe eccellentemente unire le tre arti maggiori del tempo (scultura, pittura e architettura). Arti capaci di concorrere a quell’organicità indivisibile che quest’opera eccezionale propone con estrema visione unitaria.Edificato tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, è un perfetto quadrato che lungo i lati si snoda in una serie di archi ogivali, aprendosi così all’interno di quello che era il giardino del convento.Le ben 228 colonnine sono opera di artisti provenenti dalla Provenza e nelle quali, liberi di abbandonarsi, ispirati dalla loro fantasia creatrice, vi impressero i motivi più diversi, senza alcun preciso piano iconografico. La varietà dei decori a rilievo dei capitelli è inesauribile: scene della vita di Cristo ed altre dell’antico Testamento, alternandosi a volte con scene di caccia, di vendemmia e di guerrieri in lotta. Pratica eccezione alla linearità perfetta dell’impianto è un piccolo loggiato angolare, al cui centro si trova, la “Fontana del re” (così chiamata poiché si narra che Guglielmo il Buono vi andava ad abbeverarsi).

 

Belvedere o giardino di delizie

Sorge tra le mura del monastero e le sue fortificazioni, su un terrapieno che esalta la prospettiva sulla Conca d’Oro e sul Golfo di Palermo. Di matrice islamica e presumibilmente coevo al complesso abbaziale, propone al suo interno un grazioso giardinetto che ospita un busto dedicato a Rosolino Pilo. Infine, degna di mensione è l’importante “Galleria Civica di Arte Moderna” che conserva 103 opere d’arte di maestri del 900 e una litografia del De Chirico.

 

Palazzo Arcivescovile

Edificato tra 1418 e il 1449 da G. Ventimiglia, primo arcivescovo no benedettino è ottenuto mediante la ristrutturazione di parte dell’ala orientale del monastero. Così facendo, e l’arcivescovo anticipa di gran lunga quanto il Concilio di Trento renderà obbligatorio: che gli arcivescovi godano di una loro sede stabile. Di forma rettangolare, l’edificio si articola attorno ad un ampio cortile. Dal cortile volgendosi ad oriente si nota un delicato prospetto merlato sul muro che sostiene la scoscesa parete dello strapiombo, mentre verso tramontana vi si trova dischiuso l’imponente portale d’ingresso. La struttura subirà successivamente intorno al 1816, dei restauri grazie all’intervento dell’arcivescovo B. Balsamo. 

 

Palazzo Reale

Costruito per volontà di re Ruggero, il Palazzo è probabilmente antecedente al Duomo, da cui è ancora oggi separato da una strada. Con la morte del re cessa la sua funzione ed inizia un lento ed inarrestabile degrado fino alla fine del 400, quando si avviano le sue prime grandi trasformazioni legate a nuove destinazioni d’uso (Palazzo di Città e Seminario Arcivescovile).L’originario ingresso sul grande slargo antistante il portico laterale del real tempio viene sdoppiato dando luogo a due facciate opposte di due edifici di eguale importanza.Nel XVIII secolo viene restaurato e abbellito con affreschi e innesti barocchi, tra cui il portale su via Arcivescovado, opera del Marabitti.

 

Monastero Benedettino

Edificato insieme al real tempio, ha un impianto a corti interne, composto da un quadrato con chiostro centrale attiguo alla chiesa e da un rettangolo la cui corte (delimitata dalle officine, dai laboratori e dal refettorio dei monaci) termina nella cortina delle medievali, mura difensive e delle torri occidentali (del Belvedere, della Fornace e delle Carceri sono quella tuttora ammirabili, cui si aggiungono altre recentemente venute alla luce durante i lavori di restauro). L’ala est ebbe la funzione di sala capitolare fino al 1599, anno in cui fu trasformato dall’arcivescovo in cappella di S. Placido. Nella parte ovest del complesso aveva sede un grande dormitorio a due piani. Alla seconda metà del Settecento risale la ricostruzione del nuovo monastero sull’antico refettorio, la cui facciata del 1780 insieme al portico della chiesa e della statua centrale determina la spazialità barocca della piazza.Nel 1875 il monastero viene ceduto al municipio e adibito a scuola.

 

 

L’arcidiocesi di Monreale

 

L’istituzione della arcidiocesi di Monreale coincide con la fondazione dell’abbazia di Santa Maria La Nuova.In un epoca in cui il potere si contendeva a suon di opere d’arte, nel 1174, mentre ancora l’Abbazia era in costruzione, il Papa nomina Monreale sede arcivescovile, nonostante Palermo (ancora priva di una Cattedrale) disti non più di cinque miglia. “In tal modo la nuova istituzione si configura quale centro di potere eccezionale e senza precedenti per protagonisti, per vastità territoriale, per configurazione spaziale e soprattutto per ideazione. Non è azzardato quindi riconoscere in essa una dimensione cosmopolita”. Mischia in essa, infatti, una componente architettonico-urbanistica orientale e una componente politica occidentale: essa è l’unica curia in Sicilia dotata di giurisdizione feudale fino al 1775 quando questa passa allo Stato. “Questa anomalia che è anche la sua forza” è la risposta ad un eccezionale clima di tensione: “i due massimi protagonisti del potere […]- monarchia e papato – si trovano uniti contro la Chiesa di Palermo”.

L’abbazia di Santa Maria La Nuova viene simbolicamente dunque, in posizione privilegiata, su di un pianoro che domina la Conca d’Oro e l’intera città di Palermo, all’interno del Genoardo (Giannat al ard), il vasto parco reale di caccia che re Ruggero aveva realizzato a Ovest delle mura palermitane e che Guglielmo II si accingeva a completare ed ampliare ancora più a occidente. Sicchè la paradisiaca armonia tra architettura e natura costruita nella armonica combinazione di agrumeti, peschiere, specchi d’acqua, edifici di delizia per la sosta dei re (vedi la Zisa e lo Scibone, poiché la Cuba verrà costruita nel 1190) viene arricchita dalle nuove splendide architetture monrealesi: il Duomo, il Chiostro e il Dormitorio benedettini, il Palazzo reale (oggi Palazzo di Città e Seminario arcivescovile), il Castello di S. Benedetto (detto Castellaccio) sul Monte Caputo etc.

Nel contempo il re attua ampie concessioni territoriali alla nuova arcidiocesi, la quale continua ad ingrandirsi ed arricchirsi, inglobando ampli territori: tra gli altri, la vasta e fertile piana di Partinico sul versante costiero e la magna divisa di Corleone nell’entroterra dalla selvaggia bellezza. Luoghi che vantano una loro identità storica del tutto particolare, tra periodi di floridezza e momenti di profonda crisi, seguiti da incredibili ed insperate rinascite.